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Poi la rinuncia del Papa a fare lezione è stata rovesciata in «proibizione di parlare», come se la sola condizione per parlare fosse il tripudio universale e preventivo e l’assoluta certezza che chi dissente taccia per sempre. Mi domando se in quel futuro lontano in cui l’Italia tornerà capace di una rappresentazione libera e critica di se stessa, qualcuno avrà conservato la registrazione di una serata di Porta a Porta che pure sarebbe molto importante per gli storici che verranno, per metterli in grado di domandarsi: «come è stato possibile?», e forse per guidare bus di studenti verso ciò che resta dello studio di Bruno Vespa, fra i ruderi di Saxa Rubra. Un esperto - se ci sarà - di questi giorni incomprensibili, potrà indicare: lì sedeva quella sera Marco Pannella, che è stato trattato come un malato di mente dai sostenitori del Papa (tutti i presenti compreso un attivissimo conduttore che incalzava e accusava, e la sola attonita eccezione dei professori atei Odifreddi e Cini, identificabili per l’odore del diavolo) mentre documentava le enormi percentuali di tempo riservate al Papa in tutti i media, circa un terzo delle notizie dal mondo trasmesse agli italiani. È stato a quel punto - ricorderanno gli storici - che un alto prelato del tempo, presumibilmente cappellano della televisione pubblica (o guida spirituale del celebre talk show di quei tempi bui) ha potuto ammonire Pannella, che forse era considerato un reietto e un disturbatore abituale dell’universale consenso: «Noi non abbiamo bisogno di digiunare per ottenere spazio in televisione».
Tag: ratzinger vaticano chiesa laicità tv

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